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L'isola che cercavi...

April 30

trasparente

 
April 23

Rilassati un po'

E' ancora vana felicità
sorriso ingenuo che sfugge
ricaricare la vita
con un sorso d'amore

La sola luce che merita
nella notte svanisce
intanto l'anima medita
una fine d'onore

Sapessi ricominciare
un modo per riaquistare
il tempo...
perso

Rilassati un po'
tu vittima e complice
continui a picchiare,
a farmi male

Rilassati un po'
non c'è fermo immagine
che possa placare
il mio dolore

Per l'emozione non c'è pietà
e la coscienza reagisce
ho già provato a cavarmela,
a voltare le spalle

Ci penso spesso ma è unica
e la tortura riparte
continuo ad essere schiavo
di quel brivido forte

Vorrei solo rinunciare
è un modo per afferrare
il tempo
perso

Rilassati un po'
tu vittima e complice
continui a picchiare
a farmi male

Rilassati un po'
non c'è fermo immagine
che possa placare
il mio dolore

E se un giorno tu
volessi continuare
lascia stare
puoi dimenticare
non è...
niente

Rilassati un po'
tu vittima e complice
continui a picchiare
a farmi male

Rilassati un po'
non c'è fermo immagine
che possa placare
il mio dolore

E se un giorno tu
volessi continuare
lascia stare
puoi dimenticare!
April 01

Vorrei essere tua madre

Per amarti senza amare prima me
vorrei essere tua madre...
Per vedere anche quello che non c'è
con la forza di una fede
per entrare insieme
nel poema del silenzio
dove tu sei tutto quello che sento;
per amarti senza avere una ragione,
tranne quella che sei viva,
e seguire il fiume della tua emozione
stando anche sulla riva;
leggerei il dolore
da ogni segno del tuo viso
anche nell'inganno di un sorriso.
Vorrei essere tua madre
per guardarti senza voglia,
per amarti d'altro amore;
e abitare la tua stanza
senza mai spostare niente,
senza mai fare rumore:
prepararti il pranzo
quando torni e non mi guardi,
ma riempire tutti i tuoi ricordi.

Ma il problema vero è se ci tieni tu
ad avermi come madre:
fatalmente non dovrei spiegarti più
ogni gesto, ogni mia frase:
mi dovresti prendere
per quello che io sono,
non dovrei più chiederti perdono.
Vorrei essere tua madre
anche per questo,
e mille e mille altre ragioni:
ti avrei vista molto prima,
molto presto,
e avrei scritto più canzoni:
forse ti avrei messo in testa
qualche dubbio in più,
cosa che non hai mai fatto tu...
Forse ti avrei fatto
pure piangere di più,
ma non hai scherzato neanche tu...
March 19

Simposio

Allora Zeus e gli altri dèi si domandarono quale partito prendere. Erano infatti in grave imbarazzo: non potevano certo ucciderli tutti e distruggerne la specie con i fulmini come avevano fatto con i Giganti, perché questo avrebbe significato perdere completamente gli onori e le offerte che venivano loro dagli uomini; ma neppure potevano tollerare oltre la loro arroganza. Dopo aver laboriosamente riflettuto, Zeus ebbe un'idea. "lo credo - disse - che abbiamo un mezzo per far sì che la specie umana sopravviva e allo stesso tempo che rinunci alla propria arroganza: dobbiamo renderli più deboli. Adesso - disse - io taglierò ciascuno di essi in due, così ciascuna delle due parti sarà più debole. Ne avremo anche un altro vantaggio, che il loro numero sarà più grande. Essi si muoveranno dritti su due gambe, ma se si mostreranno ancora arroganti e non vorranno stare tranquilli, ebbene io li taglierò ancora in due, in modo che andranno su una gamba sola, come nel gioco degli otri." Detto questo, si mise a tagliare gli uomini in due, come si tagliano le sorbe per conservarle, o come si taglia un uovo con un filo. Quando ne aveva tagliato uno, chiedeva ad Apollo di voltargli il viso e la metà del collo dalla parte del taglio, in modo che gli uomini, avendo sempre sotto gli occhi la ferita che avevano dovuto subire, fossero più tranquilli, e gli chiedeva anche di guarire il resto. Apollo voltava allora il viso e, raccogliendo d'ogni parte la pelle verso quello che oggi chiamiamo ventre, come si fa con i cordoni delle borse, faceva un nodo al centro del ventre non lasciando che un'apertura - quella che adesso chiamiamo ombelico. Quanto alle pieghe che si formavano, il dio modellava con esattezza il petto con uno strumento simile a quello che usano i sellai per spianare le grinze del cuoio. Lasciava però qualche piega, soprattutto nella regione del ventre e dell'ombelico, come ricordo della punizione subìta. Quando dunque gli uomini primitivi furono così tagliati in due, ciascuna delle due parti desiderava ricongiungersi all'altra. Si abbracciavano, si stringevano l'un l'altra, desiderando null'altro che di formare un solo essere. E così morivano di fame e d'inazione, perché ciascuna parte non voleva far nulla senza l'altra. E quando una delle due metà moriva, e l'altra sopravviveva, quest'ultima ne cercava un'altra e le si stringeva addosso - sia che incontrasse l'altra metà di genere femminile, cioè quella che noi oggi chiamiamo una donna, sia che ne incontrasse una di genere maschile. E così la specie si stava estinguendo. Ma Zeus, mosso da pietà, ricorse a un nuovo espediente. Spostò sul davanti gli organi della generazione. Fino ad allora infatti gli uomini li avevano sulla parte esterna, e generavano e si riproducevano non unendosi tra loro, ma con la terra, come le cicale. Zeus trasportò dunque questi organi nel posto in cui noi li vediamo, sul davanti, e fece in modo che gli uomini potessero generare accoppiandosi tra loro, l'uomo con la donna. Il suo scopo era il seguente: nel formare la coppia, se un uomo avesse incontrato una donna, essi avrebbero avuto un bambino e la specie si sarebbe così riprodotta; ma se un maschio avesse incontrato un maschio, essi avrebbero raggiunto presto la sazietà nel loro rapporto, si sarebbero calmati e sarebbero tornati alle loro occupazioni, provvedendo così ai bisogni della loro esistenza. E così evidentemente sin da quei tempi lontani in noi uomini è innato il desiderio d'amore gli uni per gli altri, per riformare l'unità della nostra antica natura, facendo di due esseri uno solo: così potrà guarire la natura dell'uomo. Dunque ciascuno di noi è una frazione dell'essere umano completo originario. Per ciascuna persona ne esiste dunque un'altra che le è complementare, perché quell'unico essere è stato tagliato in due, come le sogliole. E' per questo che ciascuno è alla ricerca continua della sua parte complementare.

March 17

Stadio

La mia canzone per te

Avrei voluto,
salutarti meglio... sai che non sono bravo negli addii.
Avrei potuto essere migliore,
ormai è tardi, perdonami.

Sai prima il tempo non passa mai.
Poi d'improvviso non ce n'è più.
ed ogni gesto ha un altro peso
ed ogni cosa un valore.

Questa canzone per te
è un regalo piccolo, lo sò
Tienila sul cuore con te,
quando sarò lontano.

Avrei voluto insegnarti cose
che ora da sola, imparerai.
Avrei voluto vederti crescere
guardar sbocciare un fiore.

Questa canzone per te
è un regalo piccolo, lo sò
Tienila sul cuore con te,
quando sarò lontano.

Avrei voluto vederti amare
uno qualunque meglio di me
Avrei e voglia,
ti voglio dire tu non sai quanto mi mancherai.

Questa canzone per te
è un regalo piccolo, lo sò
Tienila sul cuore con te,
e non sarò mai lontano
 
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